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Castropignano

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. (Cesare Pavese, La Luna e i falò)

You need to have a village, if only for the pleasure of leaving it behind. A village means not to be alone, to know that in the people, in the trees, in the soil, there is a part of you, that, even when you are away, stays there waiting for you. (Cesare Pavese, Italian writer, The Moon and the bonfires)

paese

Castropignano anni '20-30

 

Castropignano è un piccolo paese in provincia di Campobasso, da cui dista km. 20; conta circa 1000 abitanti e si trova a 612 metri di altitudine. A 4 chilometri dal centro sorge la frazione di Roccaspromonte, la cui popolazione costituisce un quinto della intera comunità; fa un po’ storia a sé, accusando il disagio tipico delle comunità marginali in crisi di identità, e vantando un dialetto con termini e inflessioni diverse da quello castropignanese. Un quarto della popolazione di Castropignano abita in case sparse dell’agro, che ha una superficie di KM 27 e ricade nella fascia collinare del Molise, coincidente appunto col Medio-Molise. L’andamento orografico alterna zone aspre, spesso convergenti verso torrenti alluvionali, a colline più dolci, morbide, declinanti verso la valle del Biferno. L’abitato si sviluppa su un costone roccioso, che corre parallelo alla valle del Biferno, in posizione panoramica, quasi aerea, di intensa bellezza. Il Tratturo Lucera-Castel di Sangro costeggia il paese salendo verso l’alto Molise; a tratti risulta ancora ben delimitato, riconoscibile e riporta subito alla mente i pastori e le pecore, base di un’economia e di una cultura plurimillenaria. A ridosso dell’abitato, verso Nord, la roccia accoglie i ruderi del Castello d’Evoli, che ancora oggi incute rispetto e paura, appena mitigata dall’amenità del paesaggio che da esso si può godere. Nelle sue vicinanze è di notevole rilevanza la presenza di mura poligonali di recinto italico (IV sec. A.C.).

Altri ruderi di rilevanza archeologica sono rinvenibili in punti diversi dell’agro, ascrivibili, presumibilmente, ad originarie ville romane, piccolo tempio, necropoli. Essi consentono una lettura del territorio, dalla quale si desume la lunga frequentazione che nel corso dei secoli ha mutato fisionomia e dislocazione del centro abitato in conseguenza delle diverse condizioni economico-politiche e militari. L’abitato è diviso in due parti in maniera abbastanza netta: il centro storico, con le caratteristiche strutturali ed architettoniche del borgo medievale, gravitante sul Castello d’Evoli, che, caso raro, è posto fuori dell’abitato; la seconda parte si sviluppa fuori dalle mura, a partire dal 16°/17° secolo, con caratteristiche diverse. La parte medievale conserva quasi intatto il suo fascino; poche le manomissioni, eccezion fatta per gli interventi operati sulla pavimentazione delle strette viuzze, una volta autentici ricami in pietra calcarea, soppiantata da lastre di porfido, palese testimonianza della insensibilità di chi scambia la “civiltà” per il moderno.

scorsio La Bifernina, unica vera arteria stradale, nonché direttrice di sviluppo per la comunità e il territorio comunale, non è stata compresa nella sua reale portata, giacchè ignorata dalla “classe dirigente”; è stata però valorizzata da alcuni intraprendenti operatori economici, che su di essa hanno puntato. Infatti, lungo il suo percorso nascono le poche attività economiche di una certa rilevanza: tre ristoranti-alberghi, una rosticceria, due impianti di produzione di manufatti in cemento, due officine meccaniche, un impianto sportivo provvisto di campi da tennis.

Castropignano, però, conserva purtroppo le connotazioni tipiche e ricorrenti dei comuni del Molise interno: economia povera caratterizzata da un ruolo del tutto marginale dell’agricoltura, a fronte di uno spostamento ormai compiuto della forza-lavoro in altri settori. All’agricoltura si dedicano molti pensionati, oltre ad agricoltori di mezza età e tra questi una alta percentuale di donne; vanno aggiunti coloro che, esaurita la quotidiana prestazione lavorativa in qualità di operai, si dedicano quindi ai lavori agricoli. Nel settore dell’industria intesa in senso lato, lavorano molti operai, in prevalenza compresi in una fascia d’età che va dai trenta ai quarantacinque anni. Il settore artigianale è scomparso. Il decremento demografico, violento fin sul finire degli anni ’60, ha poi preso dimensioni minori e tollerabili, che coincidono con quello dei piccoli comuni dell’intero Molise. Il reddito pro-capite, in linea con quello regionale, è assai modesto; spesso è misto, derivando, ad esempio, dal lavoro dipendente, da pensione, da piccola produzione agricola, comunque soddisfacente le esigenze primarie di un nucleo familiare tipo. Il paesaggio mostra in trasparenza la polverizzazione della proprietà fondiaria.

Numerosi sono i casolari abbandonati che punteggiano l’agro, caratteristici e spesso di notevole valore architettonico, offesi da incuria e indifferenza. Molti sono rovinati, altri resistono sfidando il tempo solo per far dispetto a chi li ignora. Poche piccole ville sono state costruite lungo il Biferno da cittadini del capoluogo. Le estensioni boschive sono notevoli e sono costituite prevalentemente da cerri. Il bosco comunale ha una estensione di 20 ettari. Le nuove generazioni, come più su si è detto implicitamente, sono andate orientandosi verso lavori nuovi, abbandonando nelle mani dei padri e dei nonni la coltivazione dei campi. La disoccupazione è piuttosto alta; molti dispongono di diploma di scuola media superiore. E’ consistente il flusso di lavoratori che quotidianamente si recano a Campobasso o in sedi di lavoro più lontane. Lo fanno prevalentemente con mezzi propri, non potendo beneficiare dei servizi pubblici, assolutamente inadeguati. Le “diligenze” che rientrano da Campobasso nel pomeriggio, passano per la piazza principale alle ore 15, alle 19.00 ed alle 20.30- Sono queste le corriere che utilizzano anche le donne che, in qualità di domestiche, si recano a lavorare in città. Durante l’anno scolastico gli studenti raggiungono il capoluogo per la frequenza degli istituti scolastici secondari. Anch’essi pendolari, sottolineano la caratteristica di fondo di Castropignano, dipendente dal capoluogo per l’istruzione, per l’offerta-lavoro, per incombenze burocratiche, per l’acquisto di beni di consumo anche ordinari. I livelli di istruzione si sono andati elevando, ma da ciò non è scaturito un conseguente innalzamento del tenore intellettuale della comunità nel suo complesso, che si è anzi impoverita sotto questo profilo: diverse famiglie di “intellettuali” o “professionisti” si sono trasferite definitivamente a Campobasso, togliendo al paese quelle potenzialità che, diversamente, avrebbero potuto dare qualche contributo nella costruzione di un ambiente più vivibile ed emancipato. Le famiglie di cui si dice compaiono a fine settimana, o d’estate; ricompaiono in occasione di matrimoni, funerali o elezioni… Queste ultime, dal dopo-guerra ad oggi, hanno tormentato la collettività e contribuito, in qualche misura, all’attuale stato di disintegrazione sociale, di cui vi è inerte e sofferta coscienza nella identità individuale e comunitaria. A Castropignano vi sono circoli e associazioni, ma la loro capacità di animazione e coinvolgenza è carente, riuscendo a creare una certa coesione solo tra gli aderenti più o meno numerosi. Percorrendo le vie del paese e i quartieri, si ha la sensazione dell’assenza e dell’abbandono; il bar è il rifugio più frequentato: il tressette, la birra, gli alterchi rituali,le polemiche variopinte su eventi calcistici ne tessono la storia e la ragion d’essere.

I paesani emigrati in altre città d’Italia tornano per le ferie estive, a Natale, a Pasqua, nella loro veste di turisti, ma non lo fanno con la frequenza e per la durata di un tempo. Rientrano per rivedere i genitori, distendersi nella paesanità, ricordare.

I Castropignanesi non si cercano, stanno poco insieme; ci si ritrova solo tra intimi, tra componenti della famiglia ristretta o allargata. Il profilo socio-culturale esprime fondamentalmente i valori tradizionali del mondo contadino, con ricorrente convivenza tra antico e moderno, soprattutto tra le nuove generazioni; queste ultime amano il domestico, il rifugio intimistico familiare, in una comunità che non offre lavoro, né stimoli. Nelle ultime tornate elettorali si è riscontrato un forte consenso all’Italia dei Valori. La religione cristiana è molto sentita e coinvolge in prevalentemente anziani e donne. In questo ambito si vive e si esprime esteriormente il superstite sentimento del “collettivo” con processioni, nozze, feste e celebrazioni quotidiane e festive. Non si registrano casi di criminalità, ma solo piccoli e rari reati. Il benessere ha esaltato il valore del denaro e dell’emancipazione sociale ad esso connessa; si è affermato peraltro sempre più lo spirito individualistico e nel contempo sono caduti, senza estinguersi, diversi pregiudizi che dividevano le classi sociali. Insomma il paese sta vivendo un periodo di difficoltà, di inerzia e fors’anche di asprezza, che talvolta richiama alla memoria un antico detto: “Castropignan dei Bulgari, ricetto d’infami antico, porta in trionfo il vizio, e d’ogni virtù è nemico”. 

Per saperne di più:

  • Raffaele Sardella (Storia di Castropignano)

  • Bruno Sardella (Archeologo)

  • Angelo Sardella (Antropologo)

  • Raffaele Sardella Junior (Storico dell’arte)

  • Acquistapace Alessia (arrampicatrice)

  • Evangelista Osvaldo (micologo)